
“Ciò di cui il bambino ha bisogno, e ne ha un bisogno assoluto, non è una qualche forma di perfezione materna, ma un adattamento sufficientemente buono, che fa parte integrante di una relazione viva in cui la madre si identifica con il bambino.”
(Winnicott, Idee e definizioni, 1950)
Alla fine degli anni ’50, lo Psicoanalista e Pediatra Donald Winnicott ha introdotto un concetto rivoluzionario che ha una grande attualità: quello della madre sufficientemente buona che, in quanto tale, è adeguata in quanto imperfetta.
Nelle primissime fasi di vita del neonato, accade che la madre è attenta e si adatta quasi totalmente ai bisogni del piccolo, creando un’illusione di onnipotenza in cui ogni pianto e richiamo trova un’immediata risposta.
Con il passare del tempo, questo adattamento perfetto comincia gradualmente a ridursi. La madre inizia, in modo naturale e spontaneo, a commettere piccoli errori: non accorre all’istante, non previene ogni minima frustrazione, lascia che il bambino sperimenti brevi momenti di attesa.
Ed è proprio in questa falla della perfezione che si inserisce la crescita del bambino che può cosi sviluppare le proprie risorse interne, iniziare a tollerare piccole frustrazioni e a comprendere che può sopravvivere anche se qualcosa non va come vorrebbe.
Alle madri viene spesso imposto l’ideale di una perfezione irraggiungibile: un modello di presenza costante, dolcezza inesauribile e comprensione immediata di ogni necessità del bambino. Ma, la realtà è che questo standard non solo è irrealistico, ma anche dannoso, poiché finisce per nuocere al benessere sia della madre che del bambino.
Oggi il concetto di Winnicott si estende a qualsiasi figura genitoriale. Essere genitori “sufficientemente buoni” significa accettare che l’amore per un figlio non venga misurato nell’assenza di sbagli, ma nella capacità di riparare.
Possiamo riconoscere un momento di stanchezza, chiedere scusa per una reazione eccessiva, mostrare al bambino che le relazioni affettive attraversano momenti di crisi e rotture ma che possono ricomporsi in modo sicuro.
“Un ambiente facilitante deve avere qualità umana, non perfezione meccanica; per questo credo che l’espressione “madre sufficientemente buona” descriva adeguatamente ciò di cui il bambino ha bisogno affinché i processi di crescita ereditari possano realizzarsi nel suo sviluppo.”(Winnicott, Apprendimento infantile, 1968)
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