Mamma a chi vuoi più bene?

Mamma a chi vuoi più bene?

Quando la mia primogenita di quasi tre anni, venne per la prima volta a conoscere chi abitava il mio pancione, era emozionata e curiosa, non aveva ancora ben chiaro chi stesse per incontrare, per lei sua sorella era invisibile, era chiusa “li’ dentro”, non aveva sembianze definite. Ed ecco che osservò attentamente il monitor ed esclamò ad alta voce “ ma chi è quella?”. Il dottore le rispose “ è la concorrenza”.

In quell’istante mi chiesi, di che concorrenza si tratta realmente? di cosa avrà più bisogno la mia bambina? Riuscirò a dedicarle tutto il tempo che le dedico adesso? Avrò lo spazio per chiacchierare e giocare con lei quando sua sorella sarà nata? Sarà una concorrenza su elementi concreti o emotivi?

La risposta l’ho scoperta più avanti, quando la sorella è arrivata tra noi. Era più semplice di ciò che potessi immaginare ed era decisamente alla mia portata, alla portata di tutte le mamme e papà.

Ciò di cui ha bisogno un bambino che diventa fratello/sorella maggiore non riguarda i tempi, gli spazi e i privilegi esclusivi, ma è sapere di poter contare sull’amore che la mamma provava per lui quando era figlio unico e che tale amore è rimasto immutato e rimarrà tale per sempre.

Vista così la gelosia tra fratelli mette meno paura.

“Mamma a chi vuoi più bene?” È una domanda che la primogenita continua a pormi ( e che molto probabilmente mi porrà anche la secondogenita appena comincerà a parlare) a distanza di quasi due anni dalla nascita della sorella e a cui costantemente rispondo rassicurandola.

“A chi vuoi più bene?”, è una chiarificazione di quale concorrenza hanno timore i bambini, si tratta di una concorrenza d’ amore.

Se vostro marito avesse due mogli non fareste la stessa domanda?

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Come far funzionare una relazione di coppia? L’amore dalla prospettiva strategica

L’amore dalla prospettiva strategica

Racconto spesso questo brano che leggerete di seguito, alle coppie che arrivano in studio. Coppie di coniugi o fidanzati alle prese con conflitti e scontri d’opinione e come sempre dopo la lettura, si rivela ai loro occhi, una nuova possibilità di amarsi.

Le storie di Milton Erickson sono quelle che ti restano sulla pelle e come un velo leggero mentre ti coprono, ti scoprono, riscaldando dolcemente quei punti in cui senti di essere più fragile.

Siamo sul finire degli anni 50, Jay Haley in un confronto con il suo mentore Milton H. Erickson, gli chiede: “Se dovessi descrivere un buon matrimonio, che parole useresti?”

Milton H. Erickson risponde:  “Quando devo descrivere un buon matrimonio ai miei pazienti, faccio notare loro che ci sono essenzialmente quattro tipi di amore:

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