
L’anemone noto come il “fiore del vento”, deriva dalla parola greca anemos per la delicatezza dei suoi petali che tremano a ogni soffio, un fiore fragile solo in apparenza, capace di piegarsi alle correnti senza spezzarsi, che sopravvive adattandosi, lasciandosi attraversare dall’aria che lo scuote.
In natura l’anemone fiorisce quando le condizioni lo permettono, senza forzature. Se il vento è troppo forte, si chiude e quando torna la quiete, si riapre. Non si imbarazza della sua vulnerabilità: la trasforma in forza.
Anche noi siamo “fiori del vento”.
Quando veniamo al mondo c’è gia qualcuno pronto a dirci come comportarci, cosa sentire, che direzione prendere. Cresciamo dentro correnti fatte di aspettative, giudizi, proiezioni. Tutti si aspettano qualcosa da noi, a casa a scuola e poi a lavoro, ognuno cerca di trascinarci dalla propria parte, di convincerci della propria verità.
Così finiamo per perderci in un turbinio di richieste e opinioni. Non sappiamo più a chi dare ascolto e, cosa ancora più dolorosa, non abbiamo mai imparato ad ascoltare noi stessi.
Non riconosciamo il timbro della nostra voce interiore, soffocata e coperta da mille eco che non ci appartengono.
Impariamo presto ad orientarci secondo ciò che soffia più forte intorno a noi, per sopravvivere.
Poi accade qualcosa: un incontro, qualcuno che parla un linguaggio nuovo che non pretende nulla, che ci vede e quell’incontro diventa luce, crea un varco dentro di noi, pian piano cominciamo a ricordare davvero chi siamo.
E allora, con un po’ di coraggio possiamo cominciare a fiorire.
Ma proprio in quel momento arriva la paura, più intensa di qualsiasi altra. Perché fiorire significa lasciare andare, significa dire No quando serve, dire Sì quando lo sentiamo davvero, dire addio a ciò che ci trattiene.
Significa rischiare come non abbiamo mai fatto, scalare la propria montagna senza alibi, senza più attribuire ad altri la responsabilità dei propri limiti.
In quel passaggio potente e delicato, sentiamo che non possiamo più permetterci di rinunciare. Proviamo a non lasciarci fermare da chi ci definisce folle, da chi ci dice che non ce la faremo, che deluderemo o faremo soffrire qualcuno.
Cominciamo ad essere pronti ad oltrepassare quelle voci che tentano di trattenerci in una vita tiepida, non pienamente vissuta.
Come l’anemone, possiamo imparare a non spezzarci, a riconoscere quando è il momento di proteggerci e quando invece è tempo di aprirci e fiorire.
Diventare se stessi non significa non sentire il vento. Significa radicarsi abbastanza in profondità da non lasciare che siano solo le correnti a decidere la nostra forma.
Scegliamo l’ampiezza.
Scegliamo lo stupore.
Fioriamo controvento
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